Omosessualità nella storia italiana, le cose sono cambiate?

Intorno al XIX secolo si iniziò a cercare di dare una spiegazione all’omosessualità. Si tentò di trovare delle risposte che motivassero questa tematica anche nell’ambito della criminologia e del diritto penale e questo per capire se l’omosessualità fosse un crimine o una malattia.
Nell’ ‘800 l’omosessualità veniva vista come una sorta di degenerazione e quindi come qualcosa che porta un uomo ad essere inferiore rispetto ad altri.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale, la “questione gay” cominciò ad essere vista come un vero e proprio problema da risolvere. Basti pensare che centinaia e centinaia di ragazzi venivano mandati al fronte come soldati e vi rimanevano per lungo tempo, senza mai poter essere a contatto con le donne; questo li portava, spesso, ad avere rapporti sessuali tra di loro.
Con l’arrivo del fascismo, l’omosessualità non poteva ancora essere tollerata. Il fascismo era infatti, in un certo, senso, il simbolo della virilità. Per questo in quel periodo si cercava di fare pubblicità a figure sempre più mascoline, fino ad arrivare appunto a quella del duce.
Con il dopoguerra, gli omosessuali vennero condannati ad anni di carcere: erano praticamente messi alla pari dei criminali.
Intorno gli anni 70 del ‘900, le cose sono cominciate a cambiare e questo grazie anche al cinema che ha cominciato a “rappresentare” l’omosessualità.
Le cose cambiano ulteriormente quando a New York gli omosessuali cominciano a manifestare nelle strade, rivendicando i loro diritti. È stato grazie a questo che il 28 giugno è diventato giornata del mondo gay. Nel 1971 questo documento venne ripreso ad imitazione anche in Italia. Venne anche scritto il primo documento militante gay redatto da Massimo Consoli. Altro passo importante risale al 1972, quando a Sanremo venne fatto un congresso sulle devianze sessuali. Nacque anche un giornale dal titolo “Fuori” che cominciò a parlare di questi nuovi movimenti omosessuali.
Ma qual è la situazione al giorno d’oggi?
Le indagini ISTAT hanno stimato che in Italia una persona su 20 è omosessuale. Questo significa che se in Italia ci sono circa 60 milioni di abitanti, gli omosessuali saranno circa 5 milioni. Ma molti di loro potrebbero non dichiararlo e quindi potrebbero essere anche molti di più.
Certo è che nel corso degli anni sono stati fatti passi da gigante per quanto riguarda questo argomento, ma l’omofobia è un problema che purtroppo persiste anche ai giorni nostri. Sono comunque state fatte leggi che tutelano ogni singolo individuo a prescindere dal suo orientamento sessuale. Il matrimonio gay in Italia, però, non è ancora stato accettato. Così come per l’adozione di un bambino per coppie dello stesso sesso.
Si può ancora migliorare?
L’articolo 3 della Costituzione italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E quindi sì, si può ancora migliorare. Si può sempre migliorare per cercare di raggiungere un’uguaglianza paritaria a prescindere dal proprio orientamento sessuale.

di Alice Zilio

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