Parigi a modo mio: le joli novembre

Guardare la città da nuove prospettive

parigi

Piccole comunità d’italiani installati in nuove città vivono felici la quotidianità del piatto di pastasciutta e del caffè della moka il mattino. Io come loro frequento ambienti innovativi, nuove iniziative stravaganti con giovani pieni di buoni propositi e creatività frizzante...

Ciò nonostante piena di rancore penso malinconicamente alla mia contraddittoria e contorta Italia e alla quiete della vita di paese. Tra noi emigrati temporanei, così mi piace definirci, credo che la più grossa sfida sia quella di riuscire a riscoprire le potenzialità della nostra origine, puntando a realizzarci con fiducia nelle piccole città di provenienza, dove del resto ognuno di noi lascia amici, famiglia e un pezzo di cuore.

E così cresce la voglia di raccontarmi, la voglia di intessere reti telematiche che permettano di mantenere un legate tra me e le mie radici provinciali.
Vi parlo di me, ventiquattrenne alla ricerca di nuove opportunità e nuovi interessi, mai stanca di fare e disfare la valigia, in quel limbo degli anni universitari che ancora mi assolvono dallo sconforto della disoccupazione. Vivo a Parigi da alcuni mesi, condivido una singola con un amico, pago poco ed in nero, nel divano dorme un altro ragazzo, un concubino direi.

La casa è piccola e quando si chiamano gli amici ci si ritrova con le gambe incastrate le une con le altre, a cenare tutti appassionatamente in un letto matrimoniale. Scene che ricordano i racconti dei nonni che ci dicevano la cucina fosse il covo serale per scaldarsi prima di dormire nelle camere più fredde. Bene, avremo anche noi qualcosa da raccontare ai nostri nipoti.

No, in realtà non sono a Parigi alla ricerca di fortuna, ne sono stata costretta a finirci per incombenze obbligatorie. Solo ci studio e cerco di viverci modestamente perché altrimenti la borsa di studio sarebbe un granello nella sabbia: irrisorio.

Studi cinematografici e audiovisivi, ciò significa che sono giustificata se perdo gran parte del mio tempo nei cinema della città, in covi di cinefili appassionati di video sperimentali o con la telecamera alla mano per filmare amici in ilare compagnia. E poi alle mostre ci entro gratis perché ancora non ho 26 anni, nei mercatini cerco scatole di latta e spille da Madame Bovary, tra i parchi ritrovo il verde che a volte tanto mi manca e di cui ora solo mi vesto. Leggo, passeggio, prendo la metro, leggo e sbaglio fermata. Fisso visi strani immaginando nuove storie e personaggi burleschi per un fumetto della mia vita. Sogno e viaggio con la musica alle orecchie, mi ritrovo nelle piazze e riscopro in compagnia di rap francesi la mia passione per il canto. Poi mi rintano nelle biblioteche, studio, leggo libri, scrivo dossier per l’università, ricerco in archivi privati film dimenticati, parlo imbarazzatissima con prof. francesi, faccio collegamenti skype la domenica pomeriggio, mangio camembert e faccio la bella vita.

A cosa serva tutto questo ancora non l’ho capito.
So solo che alla fine torno sempre a casa... Ad accompagnarmi c’è un nuovo entusiasmo, nuove consapevolezze e una nuova energia, e perlomeno potrò dire di aver sognato.

Ancora Parigi mi riserva tantissime sorprese. Si nasconde ai miei occhi, e vuole essere corteggiata e scoperta come con nessuna altra città ho dovuto fare.
Come i suoi abitanti è altezzosa e timida, ma anche molto umile e dimessa. Per conoscerla ho cercato di inserirmi a partire da chi ci sta ai margini, a partire da chi l’affronta insolentemente, la critica ma non riesce a staccarsene. Così tutti gli squat, le case occupate, gli atelier al limite dell’abusività, le iniziative celate di personaggi che vogliono raggirare il sistema culturale e mediatico di oggi.

Allora, se fate un salto a Parigi, oltre a visitare il meraviglioso mondo di Montemartre, le ninfee di Monet all’Orangerie e la Gioconda che vi guarda da un buco di cartongesso, andate ai concertini organizzati la domenica alla casa occupata dagli artisti di Rivoli 59 nel cuore della vita commerciale di Parigi. Oppure alle ex celle frigorifere di Les Frigos nella boriosa Rue Tolbiac, dove oggi anziché carne macellata da distribuire ai mercati generali vi sono studi fotografici e gallerie d’arte. Peccato non farete più in tempo a vedere la Tour 13 che verrà abbattuta nei prossimi giorni per la costruzione irriverente di lussuosi grattacieli, ma ancora il suo sito vi riserva una visita multimediale astratta.

Se venite a Parigi non dimenticate di passeggiare ai mercati di frutta vicino a Bastille, al mercato d’Aligre. O tra le urla di venditori forsennati del martedì e del venerdì mattina nella multiculturale Belleville, per poi entrare nelle sue vie più nascoste e scoprire murales degni di un museo a cielo aperto.

di Giulia Grotto

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